Il Museo della moda e dell'immagine a Milano
«Vogliamo che questo palazzo torni a vivere». È un’eredità del passato, raffinata dimora nobiliare in stile rococò, e fino a novembre aveva raccontato per immagini la Storia contemporanea di Milano. Un gioiello nel centro storico. Eppure semisconosciuto. Pochissimo visitato. «Un tesoro da riscoprire». Il Palazzo Morando di via Sant’Andrea, da ieri, ha una veste che riluccica: è il nuovo «Museo del costume, della moda e dell’immagine » e colma un vuoto appariscente, nella capitale della sartoria e delle griffe. I restauri del Comune hanno consegnato duemila metri quadri di spazi espositivi nel cuore del Quadrilatero: sale per collezioni fisse e temporanee, due piani per «una ricerca alle radici della creatività » dove i costumi storici sono abbinati ai quadri d’epoca (i nobili in marsina e le dame in crinoline) e l’arte si confronta con l’artigianato. Letizia Moratti ha presentato alla città «l’omaggio alla moda e alla contemporaneità di Milano». È la «Casa degli stilisti, aperta a proposte e collaborazioni», ha aggiunto l’assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory. E gli stilisti si sono raccolti, alla festa di gala: «Questo Museo è una "bomboniera" nel Quadrilatero più famoso del mondo».
Non un Museo della moda, ma per la moda: «Un luogo vivo e polivalente, contemporaneo e dinamico». Qualcuno l’ha definito un Palazzo cinque sensi, ché nelle sale sono state sparse essenze profumate e la qualità dei tessuti si può testare pure al tatto. «Per noi che amiamo la moda, un museo in via Sant’Andrea vale doppio» sorride il presidente della Camera nazionale, Mario Boselli: «È uno spazio splendido, che ci rende pieni d’orgoglio». È una passerella permanente. Su cui «sfileranno» a rotazione collezioni di tessuti, abiti e accessori fino ad oggi conservate nelle Civiche raccolte d’arte applicata del Castello Sforzesco. E insieme, è un palcoscenico per esposizioni-evento: le prime quattro mostre, al piano terra, racconteranno fino a maggio lo stile di «Milano tra Settecento e Novecento» (con le opere di Palazzo Marino), «Il filo dei sogni» dell’azienda Frette (che festeggia 150 anni di attività), i «Costumi dell’atelier tra cinema e teatro» della Collezione Tirelli (sartoria da Oscar) e i «Dettagli di moda» scelti nel patrimonio Mangiameli. Palazzo Morando e le contaminazioni: cinema, impresa e teatro. Così Finazzer: «Stiamo lavorando con Lissner e la Scala per una mostra sui costumi di scena».
Inaugurazione in grande stile, lunedì. Vernissage vip con — tra gli altri — Domenico Dolce e Stefano Gabbana, Simona Ventura, Santo Versace (accompagnato dalla nipote Francesca), Raffaella Curiel, Marta Marzotto, Elio Fiorucci e Beppe Modenese. Letizia Moratti, padrona di casa, ha parlato di Palazzo Morando come del museo che la città aspettava, «capace di coniugare arte, cultura e moda. È la dimostrazione che Milano può fare sistema e mettere a frutto le eccellenze». In mattinata, assieme all’assessore Giovanni Terzi, il sindaco aveva visitato anche il Salone White (abbigliamento e accessori) allestito in via Tortona, tra Superstudio Più e aree ex Ansaldo appena restaurate e concesse dal Comune: «È una risposta concreta per sostenere la moda e dare maggiori opportunità ai giovani talenti e alle loro piccole imprese». Il «successo » di White, conclude Terzi, consegna all’amministrazione «lo stimolo per cercare nuove location e garantire le espressioni migliori della creatività».
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