Ma vale, come sempre per Armani, un modo di osservare l’uomo che riflette le sue alchimie femminili: «Questa collezione è l’emblema di ciò che un uomo può cambiare senza diventare ridicolo e senza rimanere noiosamente classico» spiega. Osserva anche che «in Italia la provincia vuole sempre dimostrarsi aggiornata, mentre la città è più conservatrice. Allo stesso tempo, i mercati esteri sono famelici di cambiamenti». Cosa vuol dire? Essenzialmente due cose: che l’uomo avverte l’esigenza di sfidare di più in un campo piuttosto limitato dal gusto e dalle convenzioni, ma anche che proprio la globalizzazione, lo spezzare il monopolio culturale delle grandi metropoli occidentali, lo salverà dal più brutale appiattimento estetico. E come risolve Armani questo doppio binario, perché alla fine deve pur soddisfare la vecchia Europa come il Far East? Con un bilanciamento delle linee e dei colori: le sciarpe diventano camicie, creando fluidità a giacche di prezioso rigore, mentre le scarpe trasmettono solidità proprio tornando a forme tradizionali. Intanto è pace fra lo stilista, «mi aspettavo maggiore leggerezza nella loro reazione, anche perché tutti nel nostro mestiere copiano. Anche io ho copiato Chanel e Yves Saint Laurent, ma forse loro invece si sono offesi», e Dolce e Gabbana: «No, non ci siamo offesi, siamo stati attaccati e abbiamo risposto. Soprattutto non abbiamo mai copiato Armani che stimiamo molto. Comunque per noi la polemica non c’è mai stata». Poi, per la linea D&G, i due stilisti si sono letteralmente scatenati con una visione rock del maestro Oscar Wilde, addirittura con splendide t-shirt che rappresentano sia lo scrittore che il dipinto “Leonida alle Termopili” di Jacques Louis David e con la nuovissima e ultra chic borsa Billy. Ma questo simpatico Dorian Gray sull’orlo della recessione come si veste? Con gusto militare esaltato dalle marsine, velluti lisci e broccati stampati, trench in Astrakan, maglioni di cashmere con stampe di arazzi. Camicie Oxford e blazer che fanno molto aristocratico.
Armani, l’uomo vuole piacersi - D&G, l’eroe giovane è Oscar Wilde
Buone notizie. Non stiamo affondando, non ci aspetta più una moda maschile che mortifichi fascino e muscoli. L’abbiamo scampata bella. Anzi nell’ultimo giorno di sfilate, proprio i due contendenti di una singolare polemica sulla proprietà intellettuale, Giorgio Armani e Dolce e Gabbana, non solo hanno fatto pace, ma anche dato il meglio di sé. Armani con una visione di raffinata eleganza dove non si può parlare di classico, perché un piumino decostruito o l’eskimo di pelle foderata o le spalle insellate di questo giovanotto sicuro e accigliato marciano in ben altra latitudine.
Ma vale, come sempre per Armani, un modo di osservare l’uomo che riflette le sue alchimie femminili: «Questa collezione è l’emblema di ciò che un uomo può cambiare senza diventare ridicolo e senza rimanere noiosamente classico» spiega. Osserva anche che «in Italia la provincia vuole sempre dimostrarsi aggiornata, mentre la città è più conservatrice. Allo stesso tempo, i mercati esteri sono famelici di cambiamenti». Cosa vuol dire? Essenzialmente due cose: che l’uomo avverte l’esigenza di sfidare di più in un campo piuttosto limitato dal gusto e dalle convenzioni, ma anche che proprio la globalizzazione, lo spezzare il monopolio culturale delle grandi metropoli occidentali, lo salverà dal più brutale appiattimento estetico. E come risolve Armani questo doppio binario, perché alla fine deve pur soddisfare la vecchia Europa come il Far East? Con un bilanciamento delle linee e dei colori: le sciarpe diventano camicie, creando fluidità a giacche di prezioso rigore, mentre le scarpe trasmettono solidità proprio tornando a forme tradizionali. Intanto è pace fra lo stilista, «mi aspettavo maggiore leggerezza nella loro reazione, anche perché tutti nel nostro mestiere copiano. Anche io ho copiato Chanel e Yves Saint Laurent, ma forse loro invece si sono offesi», e Dolce e Gabbana: «No, non ci siamo offesi, siamo stati attaccati e abbiamo risposto. Soprattutto non abbiamo mai copiato Armani che stimiamo molto. Comunque per noi la polemica non c’è mai stata». Poi, per la linea D&G, i due stilisti si sono letteralmente scatenati con una visione rock del maestro Oscar Wilde, addirittura con splendide t-shirt che rappresentano sia lo scrittore che il dipinto “Leonida alle Termopili” di Jacques Louis David e con la nuovissima e ultra chic borsa Billy. Ma questo simpatico Dorian Gray sull’orlo della recessione come si veste? Con gusto militare esaltato dalle marsine, velluti lisci e broccati stampati, trench in Astrakan, maglioni di cashmere con stampe di arazzi. Camicie Oxford e blazer che fanno molto aristocratico.
Ma vale, come sempre per Armani, un modo di osservare l’uomo che riflette le sue alchimie femminili: «Questa collezione è l’emblema di ciò che un uomo può cambiare senza diventare ridicolo e senza rimanere noiosamente classico» spiega. Osserva anche che «in Italia la provincia vuole sempre dimostrarsi aggiornata, mentre la città è più conservatrice. Allo stesso tempo, i mercati esteri sono famelici di cambiamenti». Cosa vuol dire? Essenzialmente due cose: che l’uomo avverte l’esigenza di sfidare di più in un campo piuttosto limitato dal gusto e dalle convenzioni, ma anche che proprio la globalizzazione, lo spezzare il monopolio culturale delle grandi metropoli occidentali, lo salverà dal più brutale appiattimento estetico. E come risolve Armani questo doppio binario, perché alla fine deve pur soddisfare la vecchia Europa come il Far East? Con un bilanciamento delle linee e dei colori: le sciarpe diventano camicie, creando fluidità a giacche di prezioso rigore, mentre le scarpe trasmettono solidità proprio tornando a forme tradizionali. Intanto è pace fra lo stilista, «mi aspettavo maggiore leggerezza nella loro reazione, anche perché tutti nel nostro mestiere copiano. Anche io ho copiato Chanel e Yves Saint Laurent, ma forse loro invece si sono offesi», e Dolce e Gabbana: «No, non ci siamo offesi, siamo stati attaccati e abbiamo risposto. Soprattutto non abbiamo mai copiato Armani che stimiamo molto. Comunque per noi la polemica non c’è mai stata». Poi, per la linea D&G, i due stilisti si sono letteralmente scatenati con una visione rock del maestro Oscar Wilde, addirittura con splendide t-shirt che rappresentano sia lo scrittore che il dipinto “Leonida alle Termopili” di Jacques Louis David e con la nuovissima e ultra chic borsa Billy. Ma questo simpatico Dorian Gray sull’orlo della recessione come si veste? Con gusto militare esaltato dalle marsine, velluti lisci e broccati stampati, trench in Astrakan, maglioni di cashmere con stampe di arazzi. Camicie Oxford e blazer che fanno molto aristocratico.
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